Il ridimensionamento dei costi intermedi (-1,0% in volume), associato ad una significativa contrazione dei prezzi dei beni
e servizi impiegati (-4,5%), ha rafforzato l’andamento positivo del valore aggiunto ai prezzi base del settore, che è
aumentato del 3,5% in volume e del 9,0% in valore, portandosi nel 2024 a 42,4 miliardi di euro, dai 38,9 miliardi dell’anno
precedente. Le unità di lavoro occupate in agricoltura si sono ridotte del 2,6% a causa di una marcata flessione (-4,4%)
dei lavoratori indipendenti non compensata dal lieve aumento di quelli dipendenti (+0,9%). Con l’aumento dei contributi
alla produzione ricevuti dal settore (+2,5%) e la sostanziale stabilità degli ammortamenti (-0,1%), il reddito dei fattori in
valore ha mostrato nel 2024 un incremento dell’11,3% e, conseguentemente, l’indicatore di reddito agricolo ha registrato
un notevole incremento (+12,5%).
Secondo le informazioni NielsenIQ per il 2024, si evidenziano dopo mesi di continua crescita, contrazioni di spesa per
tutti i comparti afferenti ai proteici di origine animale: dalle carni (-2,4%) ai lattiero-caseari (-1,7%), ai salumi (-0,5%), agli
ittici (-0.2%); solo le uova fanno eccezione (+1,3%). Al contrario, è cresciuta ancora la spesa per ortofrutticoli (+1,1% gli
ortaggi e +3,3% la frutta), per gli oli vegetali (+18%) e per le bevande analcoliche (+1,6%); in discreta tenuta la spesa
per i derivati dei cereali (-0,2%) sostenuta dalle categorie di “pane e sostituti” (+1,7%) e quella delle “pizze pronte”
(+1,3%) ma non dalla pasta (-6,1%), stabile la spesa per i vini e gli spumanti.
Nel 2024 non è cambiata la ripartizione delle vendite nei vari canali distributivi, ma anche per questi le dinamiche sono
state differenziate. Hanno continuato a perder terreno i piccoli negozi e a guadagnarne supermercati e discount. Nello
specifico il supermercato si è confermato il canale predominante con il 41% di share e con una performance positiva in
termini di fatturato del 2,3% sui primi nove mesi del 2023. È rimasto stabile il valore della spesa effettuata presso gli
ipermercati, dove si effettuano il 23% degli acquisti. Il discount continua a migliorare le proprie performance e
mantenendo una quota del 22% sulle vendite totali, mette a segno nei primi nove mesi del 2024 un aumento degli incassi
dell’1,4% (segnava +10% nel 2023 rispetto al 2022).
Perdono fatturato il canale dei “liberi servizi” (-4,4%) e del dettaglio tradizionale (-6,7%). Gli acquisti di generi alimentari
e bevande attraverso i canali digitali, pur mantenendo il peso del 2,4% sulla spesa di tutti i canali distributivi, hanno
segnato una battuta d’arresto piuttosto evidente negli ultimi due anni, con un -5,1% rispetto al 2023, che segue il -4,3%
del 2023 sul 2022.
Tra le famiglie acquirenti, ancora una volta sono i nuclei familiari formati dai giovanissimi (pre-family) quelli a fare le
maggiori rinunce, con un carrello che si alleggerisce del 6% in volume permettendo un contenimento della spesa del
5,2%. Le famiglie con bambini non sempre riescono a contenere la spesa sui livelli dell’anno precedente, infatti c’è un
incremento dello 0,3% per quelle con bimbi piccoli e del 1,3% per quelle con figli adolescenti, in entrambe i casi,
comunque, i volumi nel carrello non subiscono contrazioni, questa tipologia di famiglie lavora piuttosto sul cambio di mix
di prodotti e quando necessario sul downgrading dei prodotti. Le famiglie con figli maggiorenni (established e post family)
contengono la spesa complessiva (rispettivamente -2,2% e -0,5%) mantenendo stabili i volumi. Continua ad aumentare
invece la spesa per i nuclei familiari più maturi (older couples +1.3% e older singles +3,3%), per questi ultimi, si registra
anche un incremento dei volumi nel carrello. Le famiglie si sono mediamente recate in un punto vendita per acquisto di
generi alimentari 13 volte in un mese, con una frequenza che varia dalle 17 volte della coppia di anziani alle 10 volte
delle pre-family. Sempre più frequente il ricorso a prodotti in promozione: ne hanno approfittato almeno una volta quasi
tutte le famiglie (85,5%, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2023).
Nel terzo trimestre del 2024 gli operatori del settore agricolo italiano sembrano recuperare un po’ di fiducia verso il futuro,
ma permane un certo pessimismo verso la situazione attuale. Gli imprenditori dell’industria alimentare, invece,
manifestano un generale calo di fiducia rispetto al trimestre precedente. L’indice del clima fiducia (ICF) dell’agricoltura,
elaborato dall’Ismea, nel terzo trimestre del 2024 si colloca su un valore di -0,7, evidenziando un miglioramento sia su
base congiunturale (+4,6 punti), che su base tendenziale (+2,8 punti). Come nei trimestri precedente, il pessimismo
espresso dagli operatori intervistati è determinato soprattutto dal giudizio negativo sull’andamento degli affari correnti,
che tuttavia migliora sia su base congiunturale (+3,8) che tendenziale (+4,1). Migliora anche la componente dell’indice
che esprime la percezione dell’andamento degli affari futuri (+5,5 rispetto al secondo trimestre 2023 e +1,3 rispetto a un
anno fa). La fiducia degli operatori continua a essere intaccata dall’incertezza e dall’imprevedibilità dell’andamento
meteoclimatico, sempre più caratterizzato da eventi estremi e catastrofici che si verificano con frequenza crescente.
Inoltre, a minare l’ottimismo restano anche le preoccupazioni legate all’evoluzione dei conflitti in Ucraina e in Medio-
Oriente.
Il 52% delle imprese agricole intervistate sostiene di aver incontrato delle difficoltà nella gestione dell’attività aziendale
nel terzo trimestre 2024; il 43% sostiene che le difficoltà sono state rilevanti, il’9% che sono state molto rilevanti. In
particolare, ancora una volta le “condizioni meteorologiche” sono il primo fattore di difficoltà indicato dagli intervistati (dal
59% del panel, in calo del 10% rispetto al secondo trimestre), e nel settore delle colture legnose e della vite da vino