2023 (+50,9 nel 2022), manifestando significative contrazioni in termini tendenziali negli ultimi tre mesi dell’anno (-9,7%,
-24,4% e -24,7% rispettivamente). Tale andamento è stato il risultato di una crescita media dei prezzi dei beni energetici
non regolamentati più moderata rispetto all’anno precedente (+7,5% nel 2023, +44,7% nel 2022) e di una significativa
riduzione in media delle quotazioni dei beni energetici regolamentati (-27,8% rispetto a +65,6% nel 2022), in calo sin
dall’inizio dell’anno. Il differenziale inflazionistico tra i due mercati, molto elevato a inizio anno, si è sensibilmente ridotto
da ottobre, a seguito del calo dei listini internazionali dei prodotti energetici.
La dinamica media dei prezzi dei beni alimentari nel 2023 è risultata pari a 9,8% (+8,8% nel 2022), scendendo
progressivamente in termini tendenziali da 12,8% a dicembre 2022 a 5,8% in dicembre 2023. Questa tendenza è stata
il risultato di un calo rispettivamente da 14,9% a 5% per gli alimentari lavorati (+10,9% in media d’anno) e di una
dinamica, per quelli non lavorati, oscillante intorno a una media pari a +8,1%. In particolare, dopo una discesa da agosto
a ottobre, quando la crescita tendenziale ha raggiunto 4,9%, negli ultimi due mesi dell’anno si sono manifestati chiari
segnali di rialzo (rispettivamente +5,6% e +7%). L’inflazione relativa al “carrello della spesa”, sintesi dei prezzi dei beni
alimentari, per la cura della casa e della persona, nel 2023 è stata 9,5% (+8,4% nel 2022), scendendo da 12,6% di
dicembre 2022 a 5,3% a dicembre 2023. A fronte del significativo calo del tasso di inflazione per i beni (da +14,1% in
gennaio a -1,5% in dicembre), i prezzi dei servizi hanno invece registrato nel corso dell’anno una dinamica pressoché
costante intorno a una media del 4,2%, oltre un punto sopra il valore del 2022 (+3,0%). L’inflazione di fondo (beni al
consumo per l’intera collettività nazionale al netto di energetici e alimentari freschi) nel 2023 in media è stata a 5,1%
(+3,8% nel 2022) come risultato di un aumento nei primi mesi, quando è salita da 5,8% di dicembre 2022 a 6,2% in
aprile, e una successiva riduzione fino a 3,1% a dicembre. L’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo
armonizzato (IPCA) è scesa a 5,9% nel 2023 da 8,7% nel 2022, riducendosi in corso d’anno da 12,3% di dicembre 2022
a 0,5% in dicembre. Da ottobre 2023, si è collocata al di sotto di quella media dell’area dell’euro (figura 6), risultando in
dicembre di 2,4 punti più bassa rispetto alla media dell’area (+2,9%), di 3,6 punti rispetto alla Francia (+4,1%) e di 3,3
punti rispetto alla Germania (+3,8%).
Relativamente alle aspettative sull’andamento dei prezzi al consumo, a dicembre hanno continuato a prevalere tra le
famiglie le attese di riduzione dell’inflazione nei prossimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti. Per quanto riguarda le
imprese, si è manifestato a dicembre qualche debole segnale di intenzione di modifica al rialzo dei listini nei successivi
3 mesi.
I prezzi alla produzione dell’industria, in calo in termini tendenziali da aprile, a novembre si sono ridotti di un ulteriore
12,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, registrando una flessione particolarmente marcata sul mercato
interno (-16,3%) e più limitata nei mercati esteri (-1,5% nella zona euro e -1,1% negli altri mercati). Al netto del comparto
energetico, i prezzi sono diminuiti a novembre dell’1,6%, con gli incrementi tendenziali più elevati nei settori farmaceutici
(+2,9%) e mezzi di trasporto (+2%) mentre i settori più energivori hanno registrato le riduzioni più forti (-35,8% attività
estrattive e -41,2% fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata). Nei primi 11 mesi del 2023 i prezzi alla
produzione dell’industria si sono ridotti del 4,6% rispetto al corrispondente periodo del 2022, come risultato di una
contrazione pari a -7,1% nel mercato interno e ad un aumento pari a +2,3% nel mercato estero
Andamento dei mercati in cui opera il Gruppo
Di seguito si fornisce la disanima dettagliata dei mercati diretti in cui opera il Gruppo e afferenti al business agro-
industriale; si rimanda alla tabella in calce al paragrafo, per l’andamento dei prezzi sui mercati correlati ovvero dove il
Gruppo agisce principalmente in qualità di rivenditore con esplicito richiamo ai principali settori di vendita per CAI (fonte:
Report Agri-Mercati n.1 pubblicato da Ismea a marzo 2024). Quanto di seguito esposto, pertanto, rappresenta il contesto
economico nazionale e internazionale nel quale il Gruppo opera direttamente (attraverso l’attività diretta nella divisione
Agro-industriale) ovvero indirettamente (attraverso la fornitura di beni e servizi al settore agricolo, il quale risente
ovviamente del contesto di settore).
Per il settore agricolo il 2023 si chiude in maniera poco esaltante: si registra un calo sia della produzione agricola
nazionale in volume, sia del valore aggiunto. Infatti, se da una parte gli agricoltori hanno beneficiato di una certa flessione
dei costi di produzione, dall’altra parte i risultati dell’annata sono stati penalizzati da condizioni climatiche avverse e da
eventi alluvionali estremi che hanno fortemente danneggiato le produzioni di areali di grande importanza per il settore.
Sul fronte economico, indubbiamente, la crescita dei costi di produzione si attenua nel 2023 rispetto a quanto accaduto
nel 2022, ma i valori delle quotazioni medie dei prezzi dei mezzi correnti si collocano comunque al di sopra del 32%
rispetto al livello pre-Covid. Nel 2023 i prezzi dei prodotti agricoli hanno raggiunto valori record, con l’indice Ismea arrivato