Relazione finanziaria al 30 giugno 2022 - relazione sulla gestione
La Juventus torna al successo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947, Giovanni Agnelli, figlio di
Edoardo, tragicamente scomparso nel 1935 in un incidente aereo, diventa presidente della Società, i cui
campioni più rappresentativi sono adesso Carlo Parola, i danesi John Hansen e Praest e, soprattutto,
Giampiero Boniperti. Arrivano, accolti da folle di tifosi, gli scudetti del 1950 e del 1952.
Nel 1953 Giovanni Agnelli lascia la presidenza, che due anni più tardi passerà al fratello Umberto Agnelli. Un
nuovo ciclo trionfale è alle porte: con l’arrivo di Omar Sivori e John Charles, la squadra bianconera conquista
lo scudetto nel 1958, fregiandosi, prima Società in Italia, della stella al merito sportivo per avere vinto i dieci
titoli nazionali. Negli anni Sessanta arrivano altri tre successi, l’ultimo, nel 1967, sotto la presidenza di Vittore
Catella. Con l’inizio del nuovo decennio la storia bianconera si fa ancor più gloriosa. Giampiero Boniperti ha
ormai appeso le scarpe al chiodo, ma non smette di guidare la squadra: nel luglio del 1971 diviene
presidente e la Juventus non si ferma più.
L’era Boniperti inizia subito con due vittorie in campionato, nella stagione 1971/1972 e in quella successiva.
È il prologo di un ciclo trionfale che porta in bianconero nove scudetti, la prima affermazione europea con la
Coppa Uefa nel 1977 e la Coppa delle Coppe nel 1984.
Il successo nella massima competizione europea, a lungo inseguito, arriva però nella serata più triste della
storia della Juventus: il 29 maggio 1985, a Bruxelles, si consuma la tragedia dell’Heysel. Prima della partita
contro il Liverpool si scatena la follia e 39 vittime innocenti perdono la vita. Il calcio, da quel momento, non
sarà più lo stesso. La gara si gioca comunque per cercare di riportare l’ordine pubblico e la Juventus vince la
Coppa. È un successo che non dà gioia, ma permette ai bianconeri di volare a Tokyo, in inverno, per giocare
la Coppa Intercontinentale. L’avversario è l’Argentinos Junior, che viene superato ai rigori. La Juventus è
anche Campione del Mondo.
A guidare la Juventus, dalla panchina, c’è Giovanni Trapattoni, arrivato in bianconero nel 1976 dopo il boemo
Vycpalek e Carlo Parola, che sotto la presidenza di Boniperti, crea negli anni un’armata invincibile. Prima
puntando su giovani italiani talentuosi, da Zoff a Scirea, da Tardelli a Cabrini, da Causio a Paolo Rossi, da
Gentile a Furino, da Anastasi a Bettega. Poi, dopo la riapertura delle frontiere nel 1980, affidandosi anche
all’apporto di fuoriclasse stranieri. Il primo è Liam Brady, centrocampista irlandese dai piedi vellutati e dal
cervello fino, che detta i tempi del gioco e segna gol preziosi. L’ultimo, siglato a Catanzaro, su rigore,
consegna alla Juventus il ventesimo scudetto, quello della seconda stella. È il 16 maggio 1982, il popolo
bianconero è in trionfo.
Meno di due mesi dopo, l’11 luglio, lo sarà tutta l’Italia, proprio grazie alla Juventus: a Madrid la Nazionale si
laurea Campione del Mondo per la terza volta nella storia con una formazione che ricorda molto quella di
Trapattoni. Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi sono i pilastri dell’Italia che alza la coppa di fronte al
Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Rossi è anche capocannoniere del torneo, con sei gol realizzati in
sette partite, e vince il Pallone d’Oro, secondo italiano della storia dopo Rivera. In quegli anni, il trofeo di
France Football è di casa a Torino.
Nella stagione post mondiale, infatti, il numero degli stranieri arruolabili dalle squadre italiane sale a due e
alla Juventus arrivano il polacco Zibì Boniek e, soprattutto, Michel Platini. Il francese è un fuoriclasse
assoluto. Elegante nei movimenti, gioca a testa alta, sforna lanci di cinquanta metri, telecomandati sui piedi
dei compagni, e segna molti gol. “Le Roi” vince per tre anni consecutivi sia la classifica dei cannonieri che il
Pallone d’Oro e incanta le platee di tutto il mondo. Nel trionfo di Tokyo è lui a siglare l’ultimo rigore, quello
decisivo, dopo essersi visto annullare ingiustamente, nei tempi regolamentari, uno dei gol più belli della
storia del calcio. In quella stagione la Juventus conquista l’ultimo scudetto dell’era Boniperti. Platini giocherà
ancora un anno, poi, nel 1987 si ritirerà dai campi per intraprendere la carriera di allenatore prima e di
dirigente poi, diventando, nel 2007, presidente dell’UEFA.
Con l’addio al calcio di Michel e il doveroso rinnovamento della rosa, la Juventus vive un periodo meno
entusiasmante, che tuttavia riserva altre vittorie: nel 1990 i bianconeri centrano l'accoppiata Coppa UEFA -
Coppa Italia. L’allenatore è Dino Zoff, che nel primo periodo si avvale della preziosa collaborazione di un suo
grande compagno e amico, Gaetano Scirea. Il destino però spezza quel solido legame: durante un viaggio in
Polonia per osservare i futuri avversari della Juventus in Coppa UEFA, Gaetano perde la vita in un tragico
incidente d’auto. È il 3 settembre 1989, una data che nessun tifoso bianconero potrà mai dimenticare.
Nel 1990 Giampiero Boniperti lascia la presidenza all’avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano. Tre anni più
tardi la Juventus vince la sua terza Coppa Uefa, ma il successo in campionato manca da troppo tempo. Nel
1994 si apre così una nuova fase a livello societario: il presidente rimane Chiusano, ma i ruoli operativi
vengono affidati a Roberto Bettega, Antonio Giraudo e Luciano Moggi.