
Relazione finanziaria al 31 dicembre 2025
Gruppo Philogen
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Contesto macroeconomico di riferimento
Il 2025 si è confermato un anno di resilienza inattesa per l’economia globale e il 2026 ne sta ereditando una dinamica
complessa: da un lato, una crescita superiore alle attese nelle principali economie avanzate; dall'altro, un contesto più
fragile, segnato da nuove pressioni geopolitiche e da una maggiore volatilità dei mercati energetici. Nonostante molte
economie abbiano dovuto affrontare shock ricorrenti – dal rialzo dei prezzi del petrolio alle tensioni nel Medio Oriente – la
crescita mondiale è rimasta più robusta del previsto, sostenuta in massima parte dal settore privato e dalla tenuta dei
mercati del lavoro, come già accaduto negli anni precedenti. La capacità di assorbire condizioni finanziarie restrittive, pur
meno estreme rispetto al 2022-2023, ha evitato l’ingresso in recessione nelle principali aree economiche.
La resilienza più evidente si è osservata negli Stati Uniti, che continuano a rappresentare il principale motore della crescita
globale. La forza dei consumi, alimentata da un mercato del lavoro ancora solido e da investimenti crescenti nel settore
dell’intelligenza artificiale, ha compensato gli effetti del mantenimento dei tassi d’interesse su livelli elevati. La Federal
Reserve, nel 2026, ha scelto di sospendere ulteriori tagli, adottando un approccio attendista per valutare l’impatto
dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle incertezze generate dal conflitto in Iran. Pur rallentando gradualmente,
l’economia americana sta mostrando una capacità di adattamento superiore alle previsioni iniziali, anche in presenza di
un mercato del lavoro che inizia a mostrare primi segnali di raffreddamento.
Di contro, l’Europa attraversa una fase più debole. L’impatto della crisi energetica, il rallentamento industriale – in
particolare in Germania – e la maggiore sensibilità dell’area a shock sui prezzi del gas e del petrolio hanno portato a un
peggioramento dell’outlook per il 2026. Nel terzo e quarto trimestre del 2025, la crescita dell’Area Euro è stata sostenuta
principalmente dai consumi privati, grazie al calo dell’inflazione fino a livelli prossimi al target e al progressivo recupero
della fiducia dei consumatori. Tuttavia, l’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Medio Oriente ha nuovamente
alzato le pressioni inflazionistiche a breve termine. In questo contesto, la BCE ha mantenuto i tassi fermi e adottato una
postura prudente, segnalando un’evoluzione macroeconomica più incerta e la necessità di monitorare attentamente la
trasmissione della politica monetaria, soprattutto nei paesi periferici.
In Cina, la seconda metà del 2025 e l’inizio del 2026 hanno mostrato un’economia in fase di transizione. I segnali positivi
di stabilizzazione – sia dell’attività economica che dei prezzi – sono stati mitigati dalla persistente fragilità del settore
immobiliare, che continua a rallentare il ritmo della crescita. Pur avendo fissato un obiettivo di espansione tra il 4,5% e il
5% per il 2026, la debolezza della domanda interna e l’andamento incerto del comparto real estate stanno pesando sulle
prospettive di medio termine. Le autorità hanno intensificato gli interventi a sostegno della domanda e della qualità degli
asset esistenti, ma la normalizzazione del settore appare ancora lontana.
Sul fronte dei prezzi, il processo disinflattivo proseguito nel 2024-2025 si sta rivelando più irregolare del previsto. La
dinamica dei prezzi nel 2026 è tornata a risentire dell’impennata del petrolio, determinata dalle tensioni geopolitiche nel
Golfo Persico e dalle interruzioni temporanee della produzione e dei flussi energetici. Le banche centrali, pur riconoscendo
il rallentamento dell’inflazione di fondo, sono diventate più caute nel delineare percorsi di allentamento. La Federal
Reserve, per preservare la propria credibilità e scongiurare una seconda ondata inflattiva, continua a mantenere i tassi su
livelli restrittivi, mentre la BCE segnala che le pressioni energetiche potrebbero mantenere l’inflazione sopra il target per
un periodo più lungo del previsto.
I rischi per la crescita globale rimangono orientati al ribasso. Il principale fattore di incertezza è rappresentato dalle tensioni
geopolitiche: la guerra in Medio Oriente, avviata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, ha già provocato un incremento del
prezzo del petrolio e potrebbe tradursi in nuovi shock sull’inflazione globale, soprattutto in Europa e in Asia. Allo stesso
tempo, la fragilità della Cina e la possibilità di errori di politica monetaria amplificano la vulnerabilità dell’economia
mondiale. Una stretta eccessivamente prolungata potrebbe rallentare ulteriormente la crescita e riaccendere rischi per la
stabilità finanziaria, mentre un allentamento troppo rapido potrebbe indebolire la credibilità delle banche centrali sul fronte
della stabilità dei prezzi.
L’incertezza legata ai prezzi dell’energia continua a creare molta volatilità. Se i prezzi del petrolio o del gas dovessero
oscillare ancora, potrebbero influenzare sia il valore degli investimenti sia i flussi di capitale a livello globale. Nel complesso,
il 2026 si apre come un anno nel quale la resilienza del ciclo economico convive con rischi crescenti: tensioni geopolitiche,
shock energetici, transizione cinese e sensibilità dell’Europa rappresentano le variabili chiave che determineranno la
traiettoria macrofinanziaria globale nei prossimi mesi.